Terzo di sei figli avrebbe dovuto chiamarsi Filippo, come il nonno materno, ma la madre volle chiamarlo Rito in onore di Santa Rita da Cascia la cui canonizzazione fu avviata proprio nel 1887 da Papa Leone XIII.

Dimostrò subito vivissima intelligenza, come confermato dai suoi maestri delle scuole elementari.

Uno zio materno, notando la sua precoce e fortissima inclinazione per la musica, lo introdusse in quel mondo che diventerà la sua vita e che lo renderà famoso in tutto il mondo.

Nel 1910 la famiglia, a costo di enormi sacrifici, lo inviò a studiare  al Conservatorio  ‘’Rossini’’ di Pesaro, presso il M° Amilcare Zanella col quale maturerà un rapporto di devozione  estrema e che ricorderà spesso nei suoi anni in cui dirigerà lui stesso il Conservatorio ‘’Rossini’’.

A 14 anni si esibì in un concerto pianistico a Parigi, presenti Debussy e Paderewski, che ebbero parole di elogio per il giovane che eseguì proprio i Preludes di Debussy.

Durante un recital pianistico a Bologna fu notato da Ferruccio Busoni che ebbe parole di grande apprezzamento per il giovane pianista che in seguito diventerà suo allievo..

Durante la guerra del ‘15-18, chiamato alle armi come tenente del 242° Fanteria fu ferito da una pallottola austriaca. Ancora convalescente continuò a servire la patria organizzando e partecipando a numerosi concerti militari. Memorabili i due concerti tenuti a Vicenza, ai quali presero parte duecento esecutori. Al Teatro Olimpico fra gli altri erano presenti il Re d’Italia, Re Fuad, il Duca ,d’Aosta, Guglielmo Marconi, Gabriele D’Annunzio, Costano Ciano, F. T. Marinetti, G. Antona Traversi e, fra gli stranieri, il Generale Joffre’  e l’allora Capitano Antony Eden.

Questi ed altri concerti furono eseguiti dall’orchestra interalleata di guerra, dallo stesso Selvaggi concepita e realizzata, composta da artisti-soldati delle forze alleate (cecoslovacchi, francesi, inglesi) mobilitati sul fronte italiano.

Subito dopo l’armistizio fu incaricato di reggere il Commissariato civile di Rovereto. Qui curò la ricostruzione edilizia e rurale, sollecitò e attuò la ricostruzione del Teatro Sociale dove per l’inaugurazione allestì la "Francesca da Rimini’’ di R. Zandonai, di cui fece ricostruire la casa natale ad Arco di Trento. Nel frattempo estese la sua attività di concertista e conferenziere di argomenti musicali ad Arco e Riva di Trento, a Trento, Bolzano, Merano, Bressanone, Innsbruck, Linz, Graz, Vienna.

Durante l’episodio fiumano collaborò con D’Annunzio alla compilazione della Carta del Quarnaro per la parte musicale.

Negli anni immediati del dopoguerra (1918-22) Selvaggi intensificò la sua attività di direttore d’orchestra e di compositore. In tale periodo, a soli 20 anni, diventa condirettore di Tullio Serafin al Teatro Regio di Torino e al Theatre des Champs Elyse’es di Parigi

Dirige nelle maggiori città italiane e all’Arena di Milano. Qui, per iniziativa del critico musicale del Corriere della Sera Gaetano Cesari, viene chiamato alla Cappella Metropolitana del Duomo di Milano a collaborare col M° Salvatore Gallotti.

In precedenza, desiderando avere una perfetta conoscenza della musica ecclesiale, aveva studiato con il direttore della Cappella Sinfonica di Mosca, Venceslav Bulicioff, che e’ stato pupillo di Taneieff.

Nel 1921, nel Regio Conservatorio di Milano, diresse il poema sinfonico  ‘’Il Carnaro’’ di Padre Rizzi: in questa occasione Gabriele D’Annunzio, che lo aveva avuto compagno nella sua legione Orfica gli fa dono del suo libro "’Il Notturno’’ con la dedica del piu’ lusinghiero apprezzamento artistico.

Dopo aver diretto l’opera inaugurale del Teatro Verdi di Padova e aver commemorato Alfredo Catalani con "Deianice’’ al Petruzzelli di Bari (1923) si trasferì all’estero in tournee artistica attraverso tutta l’Europa, Russia compresa, l’India,il Giappone, l’Australia, fino al 1927

Tornò quindi in Italia, chiamato per dirigere il suo primo concerto sinfonico all’Augusteo di Roma (12 Marzo 1927), concerto che assunse carattere di avvenimento in quanto Selvaggi aveva voluto dedicarlo alla musica italiana contemporanea (Martucci, da lui rivalutato, Malipiero, Pratella).

Nel 1929 viene eseguita al S. Carlo di Napoli la sua opera "Maggiolata Veneziana’’ che fu prescelta da Francesco Cilea e della quale parlarono in modo assai lusinghiero, fra gli altri, Tullio Serafin e Guido Pannain.

Sempre nel 1929, considerato esperto di trasmissioni radio-musicali per le molte esperienze fatte durante la direzione di concerti sinfonici presso alcune fra le più importanti stazioni radio d’Europa (Lipsia, Amburgo, Varsavia, Vienna, Budapest, Bucarest, Praga, Oslo, Copenaghen, Mosca, Tokio), venne chiamato nel Comitato Superiore di Vigilanza per le radiodiffusioni come esperto per l’organizzazione musicale.

Va ricordato che Selvaggi aveva grande esperienza nel campo della trasmissione dei suoni in quanto collaboratore di Guglielmo Marconi, anche sulla  "Elettra’’.

Dal 1929 al 1943 fu direttore artistico della Rai (allora Eiar) contribuendo in modo decisivo all’efficienza delle due orchestre sinfoniche in formazione presso le sedi della radio di Torino e di Roma. Come direttore sinfonico Selvaggi si preoccupò, oltre a contribuire alla maggiore affermazione delle opere note, di sostenere delle vere battaglie in campo musicale per imporre al pubblico opere degne di autori moderni quali Alfano, Pizzetti, Casella, Ghedini, Malipiero, Bianchi, Tommasini, De Sabata, Iachino, Petrassi, Rocca, Rieti, Lualdi e altri

Nel 1930 alla Filarmonica di Stoccarda commemora Giuseppe Martucci, fino ad allora sconosciuta in Germania,  eseguendo la Seconda Sinfonia e ottenendo uno straordinario successo.

Nel 1931 iniziò la sua attività didattica, dirigendo, per incarico del Comune di Varese, il locale Istituto Musicale G. B.. Pergolesi. Contemporaneamente venne chiamato a dirigere la Scuola Italiana di musica di Lugano.

Nel 1934 assunse la Cattedra di Composizione del Conservatorio di Parma.

Nel 1938 venne confermato nel ruolo di professore di composizione dall’apposita commissione presieduta da Alfredo Casella.

La sua attività di compositore, anche nei periodi più intensi dell’insegnamento, non ha soste.

Del periodo parmense sono da ricordare la direzione di un concerto al Teatro Regio con musiche di Beethoven, Wagner, Verdi e proprie. La stessa Società dei Concerti fece eseguire musiche di Selvaggi e di Casella in un concerto del violoncellista Albertelli (che esegui’ la "Ninna Nanna elegiaca’’ della quale il Corriere Emilliano nel ‘36 così scrisse: ’’…composizione per orchestra che piacque e fu applaudita assai per la dolcezza e l’effusione lirica onde è pervasa’’.

Nello stesso anno venne eseguita in Duomo la "Messa Antoniana’’ sotto la guida del M° Furlotti, mentre a La Spezia il M° Lazzari eseguiva di Selvaggi musiche polifoniche con la Corale di quella citta’. Il successo fu registrato da tutti i quotidiani centro.settentrionali, specialmente nei riguardi dei cori della collana dei "Canti alla Patria’’.

Intanto in Francia a Vittel, in occasione del Festival di Musica Italiana, il M° Maurice Babin presentava al pubblico la "Suite Militare’’ accolta con molto favore dal pubblico, tanto da venire eseguita in seguito anche a Berlino, diretta da H. Stange, a Budapest da Doknany ed a Basilea da Weingarten.

Ill Ministero dell’Educazione Nazionale nel frattempo lo utilizzava  per particolari missioni all’estero: così presso gli Istituti Musicali Italiani  di Tunisi e di Alessandria d’Egitto, dopo la direzione di vari concerti, venne incaricato dal governo del Cairo di riorganizzare i servizi radiofonici destinati a trasmissioni musicali. Le sue relazioni inviate al Ministero vennero accolte sempre con grande soddisfazione.

Nel 1938 divenne direttore del Conservatorio di Palermo dove gli fu anche assegnata la Presidenza che tenne fino al ‘41, trasformando completamente la sede e riorganizzando gli uffici di Presidenza, Segreteria ed Economato, migliorando tutte le aule scolastiche, i servizi igienici, la sala dei concerti "A. Scarlatti’’, tutti i locali trovati in deplorevole stato di abbandono, restaurando mobilia, riordinando tutta la parte amministrativa e l’economato. Vennero altresì recuperati una cinquantina di strumenti antichi a corda, di notevole valore. Fu istituita una nuova liuteria annessa al Conservario, con possibilità di far esercitare gli alunni nella costruzione degli strumenti. Furono inoltre acquistati nuovi strumenti per la dotazione del Conservatorio.

Su richiesta di Selvaggi il Ministero concesse l’aumento di ben sei cattedre di ruolo ed istituì sette corsi straordinari di nuovi insegnamenti allora mancanti, anche presso i conservatori del continente, tra i quali: la Musica Sacra concordata con l’Autorita’ Ecclesiastica di Palermo, l’insegnamento del Clavicembalo, la direzione d’orchestra,  l’acustica e la storia degli strumenti ad arco.

Per sua iniziativa e col concorso volontario di tutti gli insegnanti venne creata l’orchestra settecentesca "Alessandro Scarlatti’’ per i venerdì musicali  Il successo di tale iniziativa fu assai rilevante tanto che nel ‘40 fu fatta fondere una targa in bronzo con la seguente dicitura: "A Rito Selvaggi, animatore di spiriti e di suoni, i professori del Conservatorio, componenti dell’orchestra settecentesca dal Lui creata, con cuore grato, ammirando’’..

Purtroppo nel ‘43 una bomba colpì la casa del M° Selvaggi , che subì in seguito anche un saccheggio di ogni bene ivi posseduto. Tra le perdite sono da rilevare quelle della biblioteca e della discoteca, tre violini di cui uno antico, argenterie, soprammobili, tappezzerie ecc.,ma soprattutto una rara ed inestimabile collezione di autografi, diplomi accademici ecc.

Finita la guerra e iniziata l'epurazione il M° Selvaggi venne attaccato dalla furia comunista e antifascista alle quali non furono estranei l’invidia personale e l’odio politico per un uomo che non volle, come era abitudine, saltare sul carro del vincitore, ma preferì conservare in solitudine la sua dignità.

Venne così dispensato dalla direzione del Conservatorio di Palermo con l’accusa del tutto falsa di averne assunto la direzione senza concorso. Che sia stato  ‘’promosso’’ e non "nominato’’ lo attesta una comunicazione ufficiale del Direttore Generale Marino Lazzari (prot. 1175-Div. V. 3 settembre 1940)  "… si comunica che il M° Rito Selvaggi il I Ottobre 1934 venne nominato in seguito a concorso titolare della Cattedra di armonia,contrappunto, fuga e composizione nel Regio Conservatorio di Parma. Successivamente  in data 16 Ottobre 1938 venne "promosso’’ Direttore  del Regio Conservatorio di Palermo, posto che insieme all’interim della Presidenza tuttora ricopre, svolgendo una preziosa attività a favore della scuola e degli ambienti artistici locali…’’

Per comando del Ministero prestò a Roma la sua opera presso la Soprintendenza Bibliografica per il Lazio e l’Umbria dove attese allo studio di fondi musicali manoscritti nella Biblioteca Nazionale Centrale ed in altre Biblioteche, mai prima esplorati e studiati da un esperto musicale.

Nel 1956 divenne direttore del Conservatorio "A. Boito" di Parma che tenne fino al 1959 fra frequenti polemiche e battaglie con l’amministrazione rossa della città, polemiche e battaglie che raggiungensero l’acme a Pesaro dove fu direttore del Conservatorio "Rossini" dal ‘59 al ‘63.

Qui venne accusato di ogni nefandezza poichè l’amministrazione comunale comunista non volle accettare, ‘"aprioristicamente’’, un direttore  "fascista’’ (aveva messo in musica dei versi di Mussolini, aveva composto musica ad ispirazione patriottica ed aveva composto e diretto un’Ave Maria per voce e quintetto d’archi in occasione delle nozze di Edda e Galeazzo Ciano).

Anche a Pesaro Selvaggi operò fruttuosamente  creando l’orchestra "Rossini’’ con ex allievi e componenti dello stesso Conservatorio, dando concerti che riscossero grande successo.

Riportò in auge opere di Rossini come la "Adina’’ e mise mano ad una vera e propria ricostruzione del Conservatorio, riorganizzando le sezioni di esame e riportando un po’ di disciplina fra le arbitrarie assenze di taluni insegnanti. Finchè, in stile prettamente sovietico, si arrivo’ all’accusa, tramite lettera anonima, di una pretesa irregolarita’ nello svolgimento di un corso facoltativo straordinario per lo studio e l’interpretazione del repertorio lirico italiano che il Maestro aveva tenuto, con l’autorizzazione del Ministero della Pubblica Istruzione. L’accusa, pur non convincendo coloro che ebbero diretta conoscenza del Maestro, gettò comunque un’ombra sulla sua figura di uomo e artista, che la sentenza di piena assoluzione del Tribunale di Bologna restituì alla generale  stima e alla luce di cui ha sempre brillato.

Purtroppo il pensionamento per ormai raggiunti limiti di età ha privato Pesaro e le Marche tutte di un uomo stimato universalmente per i suoi alti meriti artistici e per la limpida condotta di vita.

Gli ultimi anni del M° Selvaggi furono trascorsi nell’ "Eremo di Patmos’’ presso la sua villa di Zoagli, circondato dall’affetto della moglie contessa Vittoria Cervelli e della cognata Bianca, ormai in un’austera solitudine, dedito alle sue composizioni ed ai suoi studi.

Morì nel maggio 1972, all’età di 74 anni, deluso dagli uomini per i quali tanto aveva fatto ed in perfetta corrispondenza con Dio e Santa Caterina da Siena per la quale aveva composto l’opera sua piu’ famosa,, il "Dittico Cateriniano- La sposa di Fontebranda-Eletta’’ dedicata a Papa Montini.

Con lui scomparve un uomo buono, religioso e pio, un artista che ha diffuso nel mondo la musica contemporanea italiana, un compositore che ha dato il meglio di se’ in vari campi della musica e che non a torto  e’ stato considerato trai piu’ grandi compositori italiani di musica sacra del novecento.

E’ giunta l’ora che si ponga fine alla troppo lunga "damnatio memoriae’’ e che le varie enciclopedie italiane e le varie storie della musica prendano atto del valore di questo artista di cui la Patria deve andare fiera,  non lasciandolo alla citazione di opere straniere.

‘’LA REALTA’ DELLE COSE E’ SEMPRE AMARA E DURA, SOLO LA FIAMMA DI UNA COCENTE INTERIORITA’ COLLOQUIANTE IN DIO LIBERA L’ANIMA DA QUALUNQUE ANGOSCIA’’

 

 

TESTIMONIANZE

Gabriele D’Annunzio in una lettera dal Vittoriale a Mussolini lo definisce "musico sapientissimo, mio rivale nello studio del contrappunto’’ (Settembre 1928).

Alfredo Casella, a proposito dell’incarico a Palermo (26-8-1936): "tu potrai certo svolgere in quella città una ottima attività e ricondurre quel Conservatorio a migliore esistenza’’.

Cardinale Alfredo Ottaviani: ’’…esprimere al M° Selvaggi tutto il mio plauso per aver messo la sua arte, arte magnifica, che a volte tocca altissime vette di lirismo…Egli ha glorificato l’arte di tutti e la sua arte in particolare…Di questo non possiamo non essergliene riconoscenti. lo ascolteremo con la più intima soddisfazione, non soltanto perchè ha fatto della musica bella, ma ha fatto della musica al servizio del bene. Ha interpretato l’anima nostra in ciò che ha più di inspirazione artistica, come lo fu da Dante a Manzoni, da Palestrina a Bach, dal Beato Angelico a Raffaello, da Michelangelo a Duprè’’.

Padre Gillet, maestro generale dell’Ordine dei Domenicani,arcivescovo di Nicea, (tradusse in francese "La sposa di Fontebranda"): "…dove la parola si ferma, la musica incomincia. Ciò che questa non può esprimere nel mondo dell‘imponderabile, quella lo suggerisce. L’opera è degna del soggetto, è superba’’.

Marcello Cocco, (Il Secolo d’Italia, 25 luglio 1959): Rito Selvaggi e’ artista di vasta cultura, conosce la storia delle arti, delle letterature, delle religioni….Soltanto così si spiegano le sue grandi "interpretazioni’’, le sonorità volta a volta intense e fervide o lievi e lontane come evocate; il suo felice entrare nel mondo luminoso sorridente e sanguigno di Rossini, l’atmosfera vaga e coloristica di Debussy, le pause di Beethoven, più espressive e drammatiche di qualsiasi fascio di suoni.

Leonardo Azzarita sulla Gazzetta del Mezzogiorno (1949): "Se gli è riuscito di essere un grande musicista, lo deve al fatto che la sua anima è quella di un poeta, incline al misticismo, agli elementi spirituali della vita e della storia.  ….le più felici caratteristiche del popolo pugliese. Genialità prorompente, tenacia d’acciaio, fierezza indomita’’.

Giulio Cardi  (Corriere di Pesaro, 16 giugno 1959): "Selvaggi è personalità marcatissima…intende il dirigere come lo intendeva Wagner: ’cantare, cantar sempre e far cantare ‘…avvertì la presenza costante e le movenze di un’interiore poesia….ha raccolto un meritatissimo successo personale’’.

 

RITO SELVAGGI JR.

selvaggi.rito@tiscali.it

Un ringraziamento particolare a Rita Tagarelli da cui sono tratte notizie dei primi anni del Maestro.

 

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